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Programmazione

Quattordici anni per uno scaffale

Nel 2012 avevo scritto su un foglio un’idea: un solo negozio online, alimentato dai gestionali dei negozi veri. Mancava tutto. Il 5 settembre 2026 il primo scaffale si è riempito da solo, in quattro minuti e ventiquattro secondi. Si chiama MioEmporio.

05 September 2026  ·  Nanni Ponchietti

Quattordici anni per uno scaffale Immagine intera ↗
Quattordici anni per uno scaffale

Nel 2012 ho scritto un’idea su un foglio, di quelli che poi finiscono in un cassetto: un solo negozio online, grande, che non possiede niente. Ogni prodotto in vendita arriva dal gestionale di un negozio vero, con la giacenza vera, e ogni ordine torna in quel negozio come un ordine qualunque, pronto da evadere. Il negozio incassa la vendita, la piattaforma vive di una provvigione, e nessuno ricopia niente.

Il foglio è rimasto nel cassetto per un motivo semplice: mancava tutto. Mancava un sincronismo capace di tenere un sito attaccato al gestionale, mancava il sito, mancava un modo per dividere un pagamento tra più venditori senza diventare una banca, e mancava una rete di negozi disposta a provarci. Nel 2012 avrei dovuto costruire quattro cose, e ne avevo il tempo per zero.

Il settanta per cento era già in quattro cartelle

Quattordici anni dopo mi sono accorto che quelle quattro cose esistevano. Non le avevo costruite per il marketplace: erano arrivate una alla volta, per altri motivi, in altre estati. Il sincronismo che porta catalogo, foto, varianti e giacenze sul web in trenta secondi l’ho scritto per il sito dei negozi, e ne ho parlato qui. Il sito e-commerce proprietario, con la cassa e la tessera punti che attraversa il web, è in produzione da luglio. Il pagamento diviso alla fonte oggi lo offrono i circuiti di pagamento come servizio, senza licenze da istituto bancario. E la rete c’è: più di mille negozi in Italia usano MyShop, e dal 19 agosto quelli sul Cloud girano sui miei server.

Ho riaperto il cassetto e ho fatto i conti: il settanta per cento del marketplace era già scritto, sparso in quattro cartelle del mio disco. Il progetto non era più «costruire un marketplace». Era «mettere insieme i pezzi che ci sono, e scrivere il trenta per cento che manca».

Il gestionale non deve accorgersi di niente

La decisione da cui discende tutto il resto l’ho presa in cinque minuti, ed è la stessa che non ho mai tradito in trent’anni: il gestionale è la fonte di verità. Per ogni MyShop, MioEmporio è semplicemente un secondo sito. Sul server del marketplace ogni negozio ha il proprio archivio, identico a quello del suo sito; il gestionale lo riempie con lo stesso sincronismo di oggi; il marketplace legge tutti gli archivi per costruire il catalogo unico e, quando arriva un ordine, lo scrive nell’archivio del negozio che deve evaderlo. Al giro successivo MyShop lo trova e crea il documento, esattamente come per un ordine del proprio sito.

Conseguenze pratiche: zero doppie anagrafiche, zero nuovo codice di importazione nel gestionale, il prezzo lo calcola sempre il negozio con le sue regole, e la giacenza che vedi è quella del suo magazzino, aggiornata ogni trenta secondi. Vendi un pezzo in cassa a Nuoro? Su MioEmporio non è già più ordinabile. Un negozio che non ha mai avuto un sito entra con la stessa procedura che i tecnici conoscono, meno i passi dell’hosting.

L’unica cosa da cambiare

C’era un solo ostacolo, ed era nel mio codice. Il sincronismo era nato per gestire un archivio web per negozio: prendeva il primo che trovava e chiudeva la porta a chiave con un lucchetto che aveva un nome solo. Un negozio che ha già il proprio sito non avrebbe potuto aggiungere MioEmporio.

La correzione l’ho fatta stamattina, con Claude accanto come ormai è abitudine: la classe riceve il numero dell’archivio, ne serve uno alla volta, e ogni archivio ha il suo lucchetto, così il caricamento iniziale di uno non ferma gli ordini dell’altro. Stessa modifica nel Cloud. Una mattinata, più il collaudo. La compilazione si è impuntata una volta sola, su una libreria di stampanti fiscali che con tutto questo non aveva niente a che fare: stava nella cartella giusta, ero io che compilavo in quella sbagliata. Alle 11:40 il programma era pronto.

Quattro minuti e ventiquattro secondi

Poi ho fatto la cosa che aspettavo dal 2012. Nel mio MyShop ho aggiunto un secondo archivio web, tipo «MioEmporio», puntato al server. Ho creato il deposito, ho riavviato, ho premuto «Azzera e ricarica». Il resoconto è arrivato dopo quattro minuti e ventiquattro secondi:

Catalogo pubblicato in 4 min 24 s. Prodotti: 26 (combinazioni: 115). Categorie: 8. Marchi: 16. Immagini: 66 (3,7 MB). Clienti: 9.

Sessantasei foto salite per la linea di casa, centoquindici taglie e colori, sedici marchi. Due minuti dopo l’indicizzatore del marketplace è passato, ha letto l’archivio e ha scritto la sua riga di diario: «25 prodotti, 114 articoli». Non 26: un prodotto non aveva prezzo, e un negozio serio senza prezzo non vende. Mi è piaciuto che il codice lo sapesse da solo.

Ho aperto la pagina. Il logo in alto, la ricerca, e sotto: «MyShop demo · Nuoro (NU) · 25 prodotti, 114 articoli · catalogo aggiornato adesso». Le categorie in fila come etichette di uno scaffale: Abbigliamento 12, Alimentari 3, Bellezza 1, Calzature 2, Cartoleria 1, Casa e cucina 3, Elettronica 1, Sport e tempo libero 2. La camicia di cotone a 40 euro con il 49 barrato accanto, otto varianti; la giacca di pelle con sedici taglie; la borraccia termica; gli auricolari. E due tessere con un segnaposto arancione al posto della foto, perché quei due prodotti una foto non l’hanno mai avuta. Anche quello è un’informazione: un giorno sarà il portale del negozio a dirglielo, «hai due prodotti senza foto», prima che lo scopra un cliente.

Non era un mockup, non era una demo disegnata. Era il mio gestionale che aveva riempito uno scaffale su un server a mille chilometri, da solo, e uno scaffale che si aggiornerà ogni due minuti finché il negozio esiste.

Cosa sarà MioEmporio

Per chi compra: i negozi veri, in un posto solo. Non un catalogo infinito di venditori senza volto, ma la bottega di quartiere con il suo nome, la sua città e la sua giacenza vera. «Disponibile a tre chilometri, lo ritiri entro un’ora» è una frase che i giganti non possono dire e che un cliente di quartiere capisce al volo. Lo stesso prodotto venduto da cinque negozi diventa una scheda sola con cinque offerte, ordinate per prezzo o per distanza.

Per chi vende: nessun sito da costruire, nessuna anagrafica da ricopiare, nessun canone. Il catalogo è quello che c’è già in cassa; gli ordini arrivano dove arrivano gli altri; la tessera punti del negozio funziona anche lì. Si paga solo su quello che si vende.

Il nome l’ho scelto a tavolino, ma mi è venuto dal cuore: MioEmporio. «Mio» come il My di MyShop, e l’emporio è il negozio che ha tutto. I domini sono già miei; il sito pubblico arriverà quando ci saranno ordini veri dietro, non prima.

Il rischio vero

Voglio essere onesto, con me prima che con voi: la parte tecnica è quella facile, e oggi l’ho visto. Il rischio vero di ogni marketplace è l’uovo e la gallina: senza acquirenti i negozi non vendono, senza negozi gli acquirenti non vengono. Il vantaggio raro che ho è che i negozi ci sono già, hanno clienti già fidelizzati con tessere e punti, e ognuno può portare i propri clienti sulla propria vetrina dentro MioEmporio. Il primo traffico non va comprato: va ereditato.

Per questo si parte stretti. Cinque negozi pilota, meglio se dello stesso settore o della stessa zona, e nei prossimi mesi le cose che mancano davvero: il carrello che tiene insieme più negozi, un solo pagamento diviso alla fonte, l’ordine che torna in ogni gestionale, il tracking che risale. L’obiettivo della fase che comincia oggi non è un sito bello. È un ordine vero, pagato con soldi veri, spedito da un negozio vero, con la provvigione accreditata. Uno. Poi si ragiona sul resto.

Se hai un negozio con MyShop e vuoi essere tra i primi cinque, scrivimi: il modulo è in fondo alla home.

Quattordici anni per riempire uno scaffale. Ho la sensazione che per il secondo ce ne vorranno molti meno.